Legionella: cos’è, diffusione e linee guida

Il particolare termine “legionella” ha origine da un raduno del 1976 di ex combattenti della guerra in Vietnam – chiamati appunto legionari – in una struttura alberghiera di Philadelphia. Circa 221 partecipanti furono colpiti da un’infiammazione polmonare e per 34 di loro le cure furono vane.
Alcuni ipotizzarono un attacco biologico da parte dei Russi, ma in seguito si accertò la vera  causa della malattia: alcuni batteri, che da quel momento in poi furono identificati come “legionella”, si erano sviluppati nell’impianto di condizionamento. Questo caso permise di spiegare numerose epidemie di polmonite di cui fino a quel momento non era stata identificata la causa.

La legionella si configura come una polmonite e la manifestazione della malattia per l’80-90% dei casi dipende da tale batterio. Nel momento in cui riesce ad insediarsi nei serbatoi artificiali, l’espansione rende maggiormente possibile il contagio nell’uomo.

L’infezione nella maggior parte dei casi avviene attraverso l’inalazione di gocce di acqua contenenti il batterio della legionella, da un rubinetto, doccia o vasca idromassaggio, ma anche dagli impianti di condizionamento presenti in una struttura.

Ci sono dei luoghi di lavoro nei quali il rischio legionella risulta maggiore: studi di odontoiatria, palestre con saune e piscine, centri benessere o centri termali, ma anche locali pubblici e uffici nei quali sono installati condizionatori.

Il batterio della legionella può proliferare quando la temperatura dell’acqua si trova tra i 25 e i 50 gradi. Il rischio è elevato quando ci si trova in presenza di tubature obsolete che consentono il ristagno dell’acqua.

Alcuni fattori predispongono maggiormente alla malattia:

– fumo;
– età avanzata;
– immunodeficienza;
– patologie cronico-degenerative;
– sesso maschile.

RAPPORTO ANNUALE (CASI 2015) – Il rapporto annuale del 2015 sulla legionellosi in Italia, indica che l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha confermato 1548 casi ed altri 21 probabili. Le 6 regioni nelle quali si è verificato il 78% dei casi sono: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Piemonte; mentre il 22% nelle restanti regioni.

Figura 1: Numero di casi e tasso di incidenza della legionellosi dal 1997 al 2015 


Fonte: Rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, Iss 2016

 

Dai 1569 casi risulta che: 200 di questi avevano pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, navi, altre abitazioni private, etc.), 82 erano stati ricoverati in ospedale, 38 vivevano in case di riposo o in strutture sanitarie assistenziali e di riabilitazione, 13 casi avevano altri fattori di rischio (carceri, comunità chiuse). Inoltre, 20 casi hanno dichiarato di aver frequentato piscine e 16 di aver ricevuto cure odontoiatriche.

LINEE GUIDA – Per legge è stabilito l’obbligo di contenere e prevenire il rischio di legionella, dovere a cui devono adempiere il datore di lavoro o il titolare di un impianto pubblico. I controlli devono essere effettuati su tutti gli impianti idrici o aeraulici (predisponendo controlli biennali o preferibilmente annuali), per monitorare la situazione e prevenire sia eventuali contagi che sanzioni amministrative. Le linee guida Legionella 2017 del Ministero della Sanità sono le stesse approvate nel 2015, anno nel quale la normativa è stata revisionata. Il Decreto Legislativo di riferimento è il n. 81 del 9 aprile del 2008 che dispone, secondo l’art. 1 della legge del 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, di prendere in esame i rischi derivanti dalla legionella attraverso il monitoraggio costante della situazione.

La divisione G-ECO si occupa di effettuare i controlli previsti dalla legge e redige il documento di valutazione del rischio, necessario per attestare che i controlli periodici siano stati effettuati; successivamente il trattamento chimico delle acque risulterà necessario per limitare e prevenire fenomeni di proliferazione batterica.

Ai gestori di impianti pubblici come ospedali, case di cura, piscine ed impianti di acqua potabile e ai proprietari di locali come bar, hotel, ristoranti, impianti sportivi e centri commerciali, GWA offre un sopralluogo tecnico gratuito.

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